CASI CLINICI

CASI CLINICI

Il caso di Paola


I genitori di Paola mi chiedono un consulto per la figlia adolescente che sta attraversando un momento di empasse scolastica e di ribellione alle regole familiari. 

Paola al primo colloquio mi riferisce di provare una grande ansia per la scuola. Quando le materie sono diventate più complesse si è resa conto di non riuscire a padroneggiarle. E' diventata nervosa, scontrosa, si sente impotente.

I genitori non riescono a capirla, la rimproverano e lei si sente una volta più sola.

Paola è in una situazione di ambivalenza tipica adolescenziale: da una parte ha bisogno della presenza di figure di riferimento fondamentali e dall'altra di potersi sperimentare in tutta libertà.

Paola manifesta un disturbo d'ansia generalizzato.

Lavoriamo per arrivare ad una stabilizzazione dei sintomi senza ricorrere ad un aiuto farmacologico.

L'intervento principale viene fatto con Paola a cadenza settimanale e con i genitori a cadenza mensile.

 Risultati raggiunti

- Paola ha iniziato a chiedere aiuto ai genitori per la scuola che le è arrivato puntuale;

- ha iniziato ad intervenire a scuola per farsi spiegare alcune cose che non aveva capito;

- nel mettersi in gioco a scuola ha capito di potercela fare;

- ha migliorato il rendimento scolastico. E' stata rimandata di due materie che poi ha brillantemente recuperato;

 - ha superato con serenità e determinazione l'esame di riparazione;

- ad ottobre ha capito che il suo percorso di studi non faceva per lei. Lo ha comunicato ai genitori e a gennaio ha cambiato scuola con il loro supporto;

         - ha conosciuto nuovi compagni, si è inserita molto bene. L'esperienza è stata del tutto positiva;

Le paure, l'irritabilità e la rabbia sono scemate poco alla volta per poi scomparire del tutto;

Paola è diventata diversa, la sintomatologia ansiosa è sparita del tutto. Ha conosciuto se stessa, ha affrontato i problemi sperimentandone l'importanza della condivisione.

Anno 2018


Il caso di Simona

Simona una ragazza di 23 anni mi arriva in terapia per un problema di alimentazione.
E' da due anni che mangia poco e non riesce a terminare il cibo nel piatto.
I genitori non le hanno mai detto nulla, da un anno ha iniziato a vedersi grassa e a pensare al peso. L'anno seguente ha deciso di reprimere lo stimolo della fame e a indursi il vomito per poter dimagrire.
Il timore perenne di ingrassare la porta ad una dismorfofobia localizzata sui fianchi e natiche troppo grosse. A ciò si aggiunge la perdita di capelli, crescente ansia, minzione notturna frequente.
Simona manifesta un disturbo di anoressia nervosa.
Il lavoro viene fatto di concerto con il medico e la dietologa. L'intervento principale viene svolto con Simona a cadenza settimanale e con i genitori mensile. 

 Risultati raggiunti

- Concordiamo insieme una pesata al mese prima di venire in terapia. L'aumento di peso è lieve ma costante e in crescita.

- abbiamo riflettuto su un sistema familiare molto rallentato, da sollecitare per riuscire ad avere risultati.Ciò è accaduto con stupore di Simona.

- si sono verificati momenti di "stallo" , li abbiamo accettati ma continuando ad insistere Simona ha sperimentato l'autoefficacia.

- con Luca, il compagno la relazione non sta andando bene, è triste, ma mi riferisce di essere diversa , si sta rassegando al fatto che il rapporto possa finire poco alla volta. Mi dice di non provare più quel senso di disperazione che sentiva prima nell'opportunità di poterlo perdere.

- prima dell'inizio della terapia mi comunica di sentirsi "libera" con le condotte di eliminazione e di restrizione alimentare senza pensare a nulla. Ora sente di aver acquisito consapevolezza in merito al sua star male e di avere due parti contrastanti in lei: quella razionale che le dice di mangiare e stare bene e quella emotiva che la fa sentire in colpa nel prendere peso e che le offre una visione distorta del suo corpo.

- ha imparato ad accettare i limiti dei suoi familiari che peraltro le vogliono molto bene.

- E' consapevole di poter gestir al meglio la propria vita e di avere davanti a sè molte belle opportunità.

Mi rendo conto che c'è ancora molto da fare con lei, il traguardo è ancora lontano, il lavoro più arduo da fare è sulle emozionill percorso è in crescita positiva.

La terapia si è conclusa con la remissione della sintomatologia e l'incremento di peso.  

Anno  2017







Il caso di Giulia

Giulia mi arriva in terapia dopo aver svolto il colloquio iniziale con la mamma che mi riferisce di non saper più cosa fare con la figlia.Giulia frequenta la terza elementare. La mamma si decide di portarla in terapia in quanto sia a scuola che a casa la situazione sta precipitando e lei non sa più cosa fare.

A scuola è arrivata la maestra nuova che si lamenta della lentezza di Giulia e spesso la rimprovera.

Giulia non vuole più andare a scuola, dice che tutto è troppo difficile per lei, si attribuisce la colpa di ogni insuccesso. Niente la diverte, mangia poco e lentamente, ogni compito lo svolge lentamente. E' sempre triste

Anche la socialità fuori dalla scuola è povera e costellata da fallimenti.Lamenta mal di testa, mal di pancia, al mattino prima di andare a scuola ha sonno e fa fatica ad alzarsi dal letto. Si percepisce incapace a fare i compiti.Giulia manifesta un disturbo dell'umore.

La presa in carico per Giulia è settimanale mentre per la mamma mensile.

Risultati raggiunti 

- Il lavoro è stato lungo e difficile. Giulia all'inizio non voleva venire in studio. Coinvolgendola con ciò che le piaceva fare: puzzle , disegno ha iniziato poco alla volta a venire volentieri.

- Attraverso il disegno ha iniziato ad aprirsi. E' venuta fuori tutta la sua tristezza. Mi parla di una mamma che non si accontenta mai di ciò che fa, che la riprende sempre, di una maestra che la umilia di fronte agli altri dicendole che è troppo lenta e di amichette che molte volte la tengono in disparte. 

- Dopo il consenso della mamma mi sono rivolta alla scuola per illustrare le difficoltà della bambina e le sue necessità.
- con la mamma è stato fatto un percorso molto faticoso ma produttivo. Ha iniziato a capire le esigenze della figlia e a rispettarle.

- Giulia ha iniziato a cambiare strategia di gioco con le sue coetanee e a farsi rispettare. Ciò le ha fatto accrescere l'autoefficacia e la maggiore volontà di sperimentarsi non solo con loro ma anche a casa e a scuola.

- Sono arrivati poco alla volta buoni risultati scolastici, la mamma ha iniziato ad ascoltarla, le amichette hanno iniziato a cercarla.

- Giulia finalmente è riuscita a percepirsi come "capace" e ad uscire dal buio tunnel della depressione.

Anno 2016

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